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Cipro: l'ultimo muro in Europa PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Lepore   

La grande isola nel Mediterraneo, infatti, è divisa in due dalla famosa "linea verde" sin dal 1974, anno in cui l'esercito turco la invase dal nord in risposta al tentativo di colpo di stato organizzato dai nazionalisti greci con il supporto della CIA.

C'è chi, però, non accetta lo status quo e chiede la riunificazione, nell'ambito di una più ampia lotta contro la globalizzazione.

La Storia

Cipro ha una lunga storia di invasioni e domini stranieri: dopo greci e romani, l'isola è stata governata via via dai bizantini, dagli inglesi di Riccardo Cuor di Leone, dai francesi Lusignano, per essere poi "spontaneamente" ceduta ai Veneziani da Caterina Cornaro nel 1489; dopo diversi anni di dominio della Serenissima, di cui si possono ancora vedere tracce nel paese, l'isola è conquistata dai Turchi nel 1573.

Durante Il dominio ottomano iniziano le rivolte e gli scontri tra le due componenti etniche principali, greco-ciprioti e turco-ciprioti; l'indipendenza della Grecia nel 1830 acuisce tale odio, poichè i greco-ciprioti sognano la riunificazione ("Enosis") con la madrepatria ellenica.

Il crollo dell'impero turco e il successivo passaggio sotto il controllo britannico non favoriscono la pace, portano invece alla nascita di un movimento di liberazione (definito "terrorista" dagli inglesi) che finalmente ottiene l'indipendenza nel 1960.

Capo del governo è nominato l'Arcivescovo Makarios III; nonostante gli sforzi, continuano  le volenze reciproche tra le due comunità, con omicidi, saccheggi, villaggi incendiati.

La posizione politica di Makarios, non allineata ai blocchi sovietico ed occidentale, non piace a statunitensi ed inglesi (che conservano tuttora basi nell'isola); in accordo con i colonnelli greci, da poco saliti al potere dopo un colpo di stato, nel luglio 1974 organizzano un tentativo di golpe sull'isola.

Il tentativo non va a buon fine, Makarios si salva e, contemporaneamente, i Turchi preoccupati per il destino della minoranza turco-cipriota sbarcano nel nord dell'isola e penetrano in profondità nel paese; al cessate il fuoco, il 37% dell'isola è sotto il controllo turco.

Viene creata la Repubblica di Cipro del Nord, ad oggi riconosciuta solo dal governo di Ankara; le Nazioni Unite inviano i caschi blu e creano una "zona cuscinetto" tra turchi e greci, la città di Nicosia viene divisa in due da un muro.

Dopo le prime drammatiche fasi, con violenze ed esodi forzati da una parte e dall'altra, inizia il faticoso cammino verso la pace, con passi avanti ed improvvise battute di arresto, fino al referendum del 2004, effettuato sotto l'egida delle Nazioni Unite, che vede l'approvazione da parte dei turco-ciprioti e il netto rifiuto da parte dei greco-ciprioti.

L'elezione di un presidente comunista a Cipro, nel 2008, apre nuove speranze per una pace duratura in questo tormentato paese, anche se finora non si sono visti cambiamenti significativi.


Cipro oggi

Un viaggio a Cipro permette di scoprirne la situazione attuale: la divisione è ancora profonda, così come la "grecità" e la "turchità" esibite ed ostentate, specie nei pressi della linea di divisione.

Anche il racconto dei fatti è ovviamente soggettivo, i torti e le ragioni cambiano di intensità e di colore a seconda dell'interlocutore.

Nonostante la divisione e le zone di territorio ancora in stato di guerra (ad esempio, la città di Varas, presso Famagosta, è  tuttora inaccessibile, circondata dal filo spinato, ed è rimasta com'era nel luglio 1974, quando la gente fu costretta a fuggire da un momento all'altro) l'isola sta avendo un proprio sviluppo turistico, al sud come divertimentificio per giovani, al nord come buen retiro principalmente per Inglesi e nuovi ricchi Russi.


Il movimento "Occupy the buffer zone"

Da qualche mese è in corso una importante iniziativa; un gruppo di giovani di ambedue le comunità sta occupando la "terra di nessuno" presso il checkpoint nella citta vecchia di Nicosia, cercando di richiamare l'attenzione sia delle autorità locali sia di quelle internazionali sul problema della riunificazione, nell'ambito di una più generale lotta alla globalizzazione.

Il movimento ritiene infatti che il problema cipriota sia solo uno dei tanti sintomi di un mondo in crisi, e che quindi possa e debba essere affrontato nell'ottica di una più generale analisi del sistema globale e delle sue dinamiche.

Per maggiori informazioni potete scaricare il volantino cliccando sull'immagine qui a sinistra oppure visitare la pagina Facebook www.occupybufferzone.info

 

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Nel 1943 sono entrato nella Resistenza e a 17 anni ho visto nascere la democrazia, ora che sto per morire non voglio vederla scomparire. Io non sono preoccupato, ma sono incazzato, per quello che fanno tutte le istituzioni compresa la mia chiesa e il pastore tedesco.

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