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Scritto da Fabio Lepore
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Abbiamo saputo che, con una sentenza vergognosa, il Tribunale di Madrid ha imposto alla Università Complutense di togliere il monumento alle Brigate Internazionali inaugurato nel 2011 in occasione del 75 anniversario della Guerra di Spagna. Vi preghiamo di firmare la petizione allegata per fermare questo atto contro il simbolo dell’aiuto internazionale alla Repubblica aggredita da Mussolini e Hitler in appoggio al dittatore Franco.
Clicca qui per firmare la petizione
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Scritto da Paolo Petrozzi
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Apprendiamo con sgomento la notizia che i giudici di Stoccarda hanno deciso di non procedere al dibattimento, per insufficienza di prove, degli otto gerarchi nazisti ancora in vita in Germania. Non è questa l'Europa che vogliamo, non è questo il modello di democrazia che ci appartiene.
Troppo spesso, negli anni, si è subita la copertura politica degli ex nazisti, come del resto dei fascisti che, in Italia, dopo la caduta del fascismo, hanno continuato a ricoprire i loro incarichi nelle prefetture e nelle strutture portanti del nostro paese.
Fa male sapere che le 560 persone cadute durante l'occupazione nazi-fascista non abbiano, a distanza di quasi 70 anni, trovato giustizia penale nonostante, negli anni che seguirono, i sopravvissuti di tutte le stragi di guerra avessero, in Italia, ma anche in Germania, portato la loro testimonianza a sostegno della pace e della giustizia sociale.
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Scritto da Paolo Petrozzi
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Atene brucia, recitano i giornali all’unisono. Non è che brillino di fantasia rispetto a ciò che sta realmente succedendo in Grecia. Gli scontri sono solo un episodio rispetto alla reale portata delle decisioni che vengono prese dal parlamento greco su mandato della BCE.
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Scritto da Auro
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Appunti sul dopo elezioni in Marocco
Non sembra sventolare la bandiera della democrazia sia nei paesi del Maghreb che in quelli del Mashreck: dalle primavere arabe è scaturita una ventata di “cambiamento” dalla quale non sembra emergere una unità di processo.
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Scritto da Fabio Lepore
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Dicembre 2011 - in un'Europa che si ritiene ormai unita e pacificata, sia pure sotto le turbolente insegne dell'euro, rimane un'isola nella quale la divisione etnica e politica assume contorni molto materiali e visibili: Cipro.
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